Il camposcuola di quarta e quinta primaria
Dal 6 al 12 luglio 2025, tra i sentieri e l’aria fresca di Camposilvano, abbiamo vissuto un’esperienza che non si può davvero raccontare in poche parole. Il camposcuola delle parrocchie di Soave, Monteforte, Castelcerino, Castelletto, Cazzano, Costeggiola, San Vittore e Fittà è stato molto più di una semplice vacanza: è stato un tempo di crescita autentica, un laboratorio di vita vera, un piccolo spazio sospeso in cui educazione, fede e comunità si sono intrecciate con naturalezza. Abbiamo scelto di camminare idealmente accanto a Pinocchio, lasciandoci interrogare dalla sua storia non come spettatori, ma come protagonisti. I bambini non hanno incontrato i personaggi della fiaba in forma teatrale, ma ne hanno riconosciuto la voce dentro di sé. Il Grillo Parlante è diventato la coscienza che chiama a distinguere il bene dal male; il Gatto e la Volpe si sono rivelati nei piccoli inganni della quotidianità, nella tentazione delle scorciatoie; il Paese dei Balocchi ha preso forma ogni volta che la fatica veniva rifiutata in nome del “fare solo ciò che piace”. Ogni episodio è stato uno specchio, ogni riflessione un passo verso la consapevolezza che crescere non è un automatismo, ma una scelta. La giornata-tipo del nostro campo scuola iniziava con la visione di uno spezzone del film di Pinocchio, che diventava lo spunto per le attività laboratoriali del mattino: riflessioni personali, lavori creativi, discussioni di gruppo e piccoli esercizi per esplorare le sfumature dei personaggi e ciò che rappresentano. Il pomeriggio era dedicato al gioco, con dinamiche di gruppo e tornei a stand che mettevano in pratica i valori emersi al mattino, tra divertimento e collaborazione. La sera, invece, era il momento dell’immaginazione condivisa: dalla serata cinema alla sfilata finale, ogni appuntamento serale offriva uno spazio per esprimersi, ridere, raccontarsi e concludere insieme, in bellezza, ogni giornata vissuta intensamente. Tutto questo è stato possibile grazie all’impegno dei responsabili MIchele e Matilda e di noi animatori, che con dedizione e creatività abbiamo cercato di trasformare ogni momento in un’occasione educativa, costruendo relazioni vere e creando un clima di fiducia, ascolto e libertà. Accanto a noi, una figura che ha fatto la differenza: don Giulio. Con il suo sguardo sempre attento e la sua parola limpida, ha guidato il cammino spirituale del campo con profondità e semplicità. Le sue riflessioni, così vicine e mai retoriche, hanno saputo toccare il cuore di piccoli e grandi, restituendo senso e luce anche ai gesti più ordinari. È stato una presenza solida, radicata, capace di accompagnare senza invadere, capace di generare domande più che offrire risposte. E infine, ma non per ultimi, coloro che ci hanno letteralmente nutriti: i nostri cuochi. Ogni giorno, con discrezione e precisione, hanno preparato pasti caldi, abbondanti, pensati con cura e cuore. Il loro servizio non è stato solo pratico, ma profondamente relazionale. Hanno contribuito a rendere gioioso l’intero campo con una dedizione silenziosa, offrendo il proprio tempo e le proprie mani con generosità, e rendendo la cucina un vero luogo di comunione. Siamo tornati a casa con zaini forse più leggeri, ma con cuori più pieni. E con la consapevolezza che anche da un semplice burattino può nascere una storia di verità. Perché ogni bambino, come Pinocchio, ha in sé il desiderio di diventare vero. E in quella settimana, a Camposilvano, ciascuno di noi ha mosso almeno un passo in quella direzione.